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rubrica: IL PELO NELL'UOVO
Il pelo nell\'uovo
tifo e gufo

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Tifare e gufare. Le due cose sono completamente indipendenti ma si fondano sugli stessi principi. L'appassionato di calcio non commette nulla di illegale, né tifando la propria squadra con gli amici e una dozzina di casse di birra davanti (a meno di eventuali effetti collaterali, ma questa è un'altra storia), né sdraiandosi sul divano di casa sua davanti alla partita della squadra che odia di più in compagnia del proprio otus scops preferito o magari di una bella nyctea scandiaca di circostanza. L'importante è che il nostro compagno/a sia rigorosamente tesserato come appartenente alla vasta famiglia degli strigidi: i gufi.

Il gufaggio è una questione sociologica e psicologica. Quando gufiamo tifiamo per la squadra più simpatica, tifiamo per la squadra più debole, tifiamo per la rivelazione. Di quella squadra non ce ne fregherà più una mazza a fine partita, tenderemo a scordarci da che città provenga o i colori della sua maglia. Ma non dimenticheremo mai che quella squadra, per novanta minuti, è stata la nostra arma contro qualcuno, qualcosa, quel maledetto nemico che solitamente ha le divise a strisce, sempre nere, e a seconda delle circostanze bianche, azzurre o rosse.

La gioia per i disastri altrui può tranquillamente superare il tifo per la propria squadra se si pensa che il calcio è una sorta di guerra morale in cui ci si appaga di meriti non propri... visto che nessuno si è mai guadagnato sul campo il diritto di tifare per una squadra importante, e visto che mai sono stati fatti colloqui o selezioni particolari per essere considerato tifoso di una "grande", allora ogni regola tende a svanire, e dobbiamo semplicemente essere pronti a una guerra contro un nemico indefinito. Chi odiamo oggi domani sarà il primo alleato. Chi oggi ci sta simpatico tra due mesi ci sbatterà fuori dalle coppe europee.

Gioire per le disfatte delle "grandi" diventa come assistere alla caduta di Golia contro Davide.
Altra storia sono le rivalità campanilistiche (Brescia-Atalanta) e i derby (Roma-Lazio). Qui l'arte del gufaggio può esprimersi al massimo delle sue potenzialità. Assistere alla sconfitta dei cugini può regalare la possibilità di essere protagonisti al lavoro, con gli amici e al bar, sentendosi appagati anche semplicemente dall'assenza di sguardi trionfalistici e continue espressioni di godimento. Con l'amico sconfitto si può instaurare un clima più collaborativo e avere il coltello dalla parte del manico.

Il gufaggio è un'arte non paragonabile al tifo, forse meno nobile, ma non per questo meno antica. L'appassionato di calcio è tifoso e gufo al tempo stesso. Sempre.

 

 

Jacques Guarò

 

 


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